domenica 1 luglio 2007

Uno scrive quando è triste...

Perchè, diciamocela tutta, uno si fa un blog o per parlare di argomenti socialmente interessanti, o per rimorchiare, o per sfogarsi (che poi è il mio caso), usandolo come un diario, fottendosene di chi lo legge, e se l'eventuale lettore possa capirci qualcosa o meno. Tra l'altro spesso accade che chi legge pensa che parli di lui e poi non è vero affatto, ma va bene anche cosi.

Ma, se uno usa il blog come un diario, si sa che uno scrive sul diario quando è triste, depresso, angosciato, turbato, impaurito ecc.
Se uno è contento non riesce a scrivere, perchè le cose belle sono difficili. Non difficili da esprimere attraverso le parole, proprio complesse da esplicitare, perchè (e spero non accada solo a me ma può essere), sembra di conusmarle, sprecarle, banalizzarle.

Come faccio a far capire a miei eventuali lettori che per la prima volta in 22 anni ho al mio fianco una persona con cui mi piace davvero passare il tempo, che mi fa star bene quando mi prende la mano, che mi piace guardare quando parla, racconta, dice o pensa qualcosa e con cui posso essere me stessa senza che arrivino nè critiche nè giudizi?
Come faccio a far capire ai miei eventuali lettori che ho lottato come una pazza per ottenere quello che ora ho, sempre convinta che sarebbe accaduto, ma dovendo superare parecchie difficoltà, molto dolore.

MA bisogna combattere quando si sente il senso della motivazione.

E questo me lo ripeto anche perchè domani inizia una nuova, quinta, frustrante e accaldata settimana di stage, senza nemmeno più colui che fino ad ora mi ha detto cosa fare 8l'uomo della comunicazione)... ed io ho poca fiducia nella mia autogestione, ma forse anche loro.

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