Domani andrò qui, mezza spesata dal mio ufficio, per dimostrare gratitudine sull' "ottimo lavoro fatto fino ad ora".
Sono innamorata di L., ormai è gioiosa parte integrante della mia vita, mi sta insegnando cosa vuol dire amare ed essere amati, costruire insieme, poter contare su un'altra persona, mi sa che io non ne avevo un'idea.
Mia zia ha fermato la casa. Dal primo ottobre, io, lei e la nerissima Penelope andremo in un bell'appartamento in un quartiere borghesuccio della capitale per cominciare questa nuova fase insieme, appogiandoci l'un l'altra.
Non faccio più cose che mi fanno del male, gesti inconsulti che facevo da un pò e che facevano solo crescere in me rabbia e insicurezza. Imparo, leggo, scrivo, vedo cose belle, forse poche uscite e vita sociale, ma io mi nutro di molto meno, poi è sempre questione di scelte e di priorità temporanee.
Eppure sono qui... a scrivere per cercare di placare quest'ansia lancinante. E mentre scrivo penso che mi dovrei mandare a fanculo, che cazzo voglio, ancora a lamentarmi, si sta realizzando tutto quello che volevo, ancora una volta le cose si sono incastrate. Eppure sono qui, paralizzata alla paura di muovermi, semplice somatizzazione della paura fottuta di perdere queste cose, perchè in fondo so che è cosi, un attimo bello, poi la batosta, non può tutto girare bene. Non me la sto tirando, è solo che di solito è cosi. E mi stanno sul cazzo le frasi retoriche tipo "Ma se quando sei triste stai male, e quando sei felice stai male perchè potrebbe finire, così non sarai felice mai". Lo so... ma se riuscissi a razionalizzare lo farei. La cosa strana di me è che è il mio stesso corpo a paralizzarmi, a fermarmi, con forza e decisione.
Ho paura, ma tantissima.
Ho paura del fatto che comincio ad amare il mio lavoro, che le cose possono essere belle. Ho paura. E mi blocco.
Ho paura perchè intorno a me vedo il dolore della gente, non è retorica, lo vedo e lo sento vicino a me. Mia zia tradita, il mio capo che da una gioia immensa sta passando alla sofferenza più inspiegabile, e io che mi ritrovo a parlare di statistica, del fatto che se ti capitano tre cose belle insieme è per forza che ti deve capitare una cagata.... come se la vita fosse fatta di statistica...
Insomma mi ritrovo a dire e pensare minchiate in maniera consapevole e starci malissimo.
La cosa più assurda è che non riesco a parlare.
Sono bloccata.
mercoledì 12 settembre 2007
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